17 febbraio 2020, festa nazionale del gatto. 7 milioni nelle case degli italiani.

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Michelino Conte Cioffari

La Festa Nazionale di noi gatti ricorre il 17 febbraio ed è nata nel 1990. La giornalista gattofila Claudia Angeletti propose un referendum tra i lettori della rivista “Tuttogatto” per stabilire il giorno da dedicare a questi animali. La proposta vincitrice fu quella della signora Oriella Del Col che motivò la sua idea nel proporre questa data che racchiude molteplici significati.

La festa cade in questo mese proprio perché febbraio, secondo una vecchia tradizione, e secondo quanto tramandato dai miei antenati, è il “mese dei gatti e delle streghe” e perché il 17 è quel giorno comunemente associato alla sventura, un cliché che ci accompagna ancora oggi.  La “sinistra” fama del 17, infatti, è determinata dall’anagramma del numero romano che da “XVII” si trasforma in “VIXI” ovvero “sono vissuto”, di conseguenza “sono morto”. Non così per noi gatti che, per leggenda, possiamo vantare la possibilità di altre vite. Il numero 17 è diventato per noi, quindi, “1 vita per 7 volte”. Ed io ne sono un esempio (tra operazioni varie e patologie con le quali convivo da oltre 10 anni).

In varie città d’Italia, dal 1990, si festeggia questa giornata con iniziative artistiche o di solidarietà a favore di questi animali. La festeggeremo anche a casa nostra. Io, i miei fratelli Paolino e Gioacchino, i nostri cani da compagnia Lucrezia e Raffaele e i nostri bipedi di riferimento Mauro e Davide.

Spopoliamo sul web con milioni di visualizzazioni e riusciamo, con i nostri musetti buffi, ad entrare nelle case degli italiani. Siamo oltre 7 milioni, nelle case, e tanti altri nostri simili vivono nelle città e nelle campagne italiane spesso accuditi da generosi gattari e gattare.

Già gli antichi Egizi ci  veneravano: la dea Bastet aveva il corpo da donna e il viso da gatto. Molte sono state le mummie di gatti ritrovate nelle tombe dagli archeologi. A Pompei alcuni mosaici testimoniano la nostra presenza anche nella società romana. Fu la gatta Muezza a salvare Maometto dal morso di un serpente. Nel Medio Evo, in Europa, il micio venne demonizzato perché associato alla stregoneria. Nel Rinascimento fu riabilitato anche per il suo ruolo attivo nella vita dei villaggi, visto che aveva il compito di cacciare i topi. Famosi i miei antenati certosini che di questa pratica, la caccia ai topi, erano veri e propri campioni. Ne era un grande appassionato il poeta Francesco Petrarca: a lui viene attribuito l’aforisma “L’umanità si può suddividere grossomodo in due categorie: coloro che amano i gatti e coloro che vengono puniti dalla vita”.

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Lucrezia – Raffaele – Michelino – Paolino – Gioacchino

Secondo una ricerca del 2019 condotta dal Censis gli italiani sono i primi in Europa per numero di animali domestici. Con 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa. Meno dell’Ungheria (54,2 ogni 100 persone), ma più di Francia (49,1), Germania (45,4), Spagna (37,7) e Regno Unito (34,6).

In Italia gli animali domestici sono in tutto 32 milioni e i noi gatti, in questa classifica, non sfiguriamo proprio. Ci sono 12,9 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi (criceti e conigli), 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili.

Gatto vince!

Michelino Conte Cioffari – gatto romano

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